Dai primi risultati di un progetto internazionale sul riposizionamento dei farmaci in oncologia – Repurposing Drugs in Oncology (ReDO) - sembrerebbe emergere che il diclofenac possieda spiccate proprietà antitumorali, naturalmente da confermare con specifici studi clinici.
Il diclofenac è un efficace antiinfiammatorio non steroideo (FANS), da anni utilizzato con successo nella terapia del dolore, oggi disponibile anche in innovative formulazioni sottocutanee con dosaggi differenziati, e un suo impiego in un campo cruciale come quello oncologico, rappresenterebbe una vera rivoluzione terapeutica.

In verità già da qualche tempo i ricercatori stanno studiando i possibili effetti preventivi dei FANS nei confronti del cancro, ma in base a questo ultimo progetto, nato per studiare eventuali effetti antitumorali di farmaci in origine non sviluppati come tali – i cui dati sono stati pubblicati sulla rivista “Ecancermedicalsciences” dell’European Institute of Oncology e dell’OECI – pare che il diclofenac in particolare, assunto in combinazione con altri trattamenti come chemioterapia e radioterapia, possa migliorare l’efficacia globale della terapia contro il cancro.
Queste supposizioni derivano da studi in vitro e su topi già condotti su fibrosarcomi (tumori delle fasce profonde di tessuti) e tumori del colon, ma le ricerche si sono estese anche ad altre forme tumorali, come il neuroblastoma (che colpisce le cellule del sistema nervoso) il cancro dell’ovaio e del pancreas.
Per quanto concerne i trial clinici sull’uomo, la buona notizia è che nell’ambito del progetto, a settembre 2015 sono stati “inaugurati” 4 nuovi studi clinici per valutare l’effetto anticancro del diclofenac su pazienti con diverse forme di tumore (cheratosi attinica, cancro alla prostata e pancreatico). Non resta dunque che aspettare conferme positive.

Il potenziale di diclofenac in ottica antitumorale deriverebbe, secondo i ricercatori, dai suoi differenti meccanismi di azione, soprattutto nei confronti del sistema immunitario e dell’angiogenesi (sviluppo di nuovi vasi sanguigni), e nell’inibizione della sintesi di particolari enzimi (COX-2 e prostaglandine) coinvolti nel processo infiammatorio cronico che favorisce l’insorgere del cancro.

Ultimo aggiornamento 8 /2/ 2016