L’esperienza del dolore è come un grande spettacolo teatrale, alla cui messa in scena concorrono più attori, tutti importanti, e quindi protagonisti. Gli aspetti sensoriali, le elaborazioni cognitive nonché la componente emozionale, sono il risultato di una fitta rete di impulsi, mediati da particolari sostanze dette neurotrasmettitori, addetti alla percezione del dolore.
Tale sistema “a circuito” parte dalla periferia, dove strutture – dette recettori – raccolgono stimoli di tipo meccanico, termico e chimico ad alta intensità, trasformandoli in un “segnale elettrico”. Questo viene trasmesso da fibre nervose che, passando attraverso il midollo spinale e il talamo (struttura nervosa centrale di controllo e smistamento dell’impulso), arrivano fino alla corteccia cerebrale. Lì, una volta percepito il segnale, si elabora una risposta (motoria, viscerale ecc.) trasmessa alla periferia da fibre nervose.

Nel circuito di percezione del dolore si possono riconoscere tre elementi essenziali:

  • un sistema afferente responsabile del trasporto degli impulsi dalla periferia ai centri nervosi;
  • un sistema di riconoscimento che identifichi e interpreti l’informazione dolorosa ed elabori la risposta motoria, vegetativa, endocrina e psicoemotiva;
  • un sistema di modulazione che modifichi l’intensità di trasmissione degli stimoli.
Questa breve semplificazione mostra come il dolore sia solo la punta di un iceberg di molteplici meccanismi attivati ancor prima di percepirlo coscientemente. È una funzione elementare che funge da sistema di allarme per situazioni di pericolo interno ed esterno.

Ad avvalorare il significato e l’importanza del dolore è l’esistenza di una patologia genetica rarissima, in cui il soggetto che ne è affetto non percepisce e non distingue gli stimoli dolorosi: si tratta dell’incapacità di provare dolore o CIP (Congenital Insensivity to Pain) o analgesia congenita. La mancanza del segnale d’allarme rappresentato dal dolore è molto pericolosa in quanto provoca il protrarsi degli eventi traumatici fino ad arrivare a gravi lesioni come fratture, traumi articolari, ferite, che comunemente evitiamo grazie alla percezione del dolore.