“Gli uomini e le donne non sono uguali”: questa è ormai una certezza dimostrata scientificamente dal 1998, quando l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha preso atto della necessità di differenziare per genere diagnosi e terapia di qualsiasi malattia. Si sviluppa così la medicina di genere, che indaga sulle relazioni tra l’appartenenza al genere sessuale e l’efficacia delle terapie per determinate patologie.

Anche la percezione del dolore è oggetto di studio della medicina di genere.

In passato, il fatto che uomo e donna sentissero dolore in maniera differente, si attribuiva solo a diversità psicologiche e culturali, che contrapponevano il ruolo del maschio, forte e incapace di provare dolore, a quello del cosiddetto “sesso debole”. Oggi, studi scientifici dimostrano che questa differenza caratterizzante è di natura biologica.
Dolore: una questione di ormoni?
A questo proposito, è molto interessante uno studio effettuato da un gruppo di ricercatori dell’Università di Stanford. Questi hanno registrato l’intensità del dolore – patologia per patologia – per mezzo di scale di valutazione, ottenendo punteggi più elevati per le donne piuttosto che per gli uomini.

Questa maggiore sensibilità delle donne al dolore è attribuibile, soprattutto, a ragioni ormonali. Gli estrogeni, ormoni tipicamente femminili, infatti, aumentano l’attivazione del sistema nervoso e di conseguenza anche la trasmissione del dolore. Inoltre, nella donna fertile la soglia del dolore non è stabile, ma varia con il ciclo mestruale. È più alta nella prima fase del ciclo (fase follicolare), mentre si abbassa nella seconda (fase luteale).

Negli uomini, invece, le alte concentrazioni di testosterone, nonché una maggiore sensibilità alle endorfine endogene (sostanze prodotte e rilasciate dal nostro corpo in caso di dolore), contribuiscono a ridurre la sensibilità al dolore.