Una piccola sfida clinica è posta oggi dal fatto che persone sempre meno giovani si trovano a fare un’attività sportiva, fitness, ma anche un’attività sportiva agonistica. Il problema di questi pazienti è che, a volte, oltre ad avere delle comorbilità, fanno uso in cronico di tutta una serie di terapie. Per trattare il dolore acuto la cosa migliore è un farmaco che sia rapido nell’efficacia, che soprattutto non vada a interferire con tutti gli altri farmaci che il paziente può assumere. Quindi, al di là delle terapie locali, che di solito non interferiscono in alcun modo con le terapie croniche e che oggi sono sempre più efficaci, perché le molecole sono sempre più solubili, sempre più facilmente applicabili localmente (cerotti, pomate, qualunque tipo di device), la terapia sistemica va invece ponderata con attenzione. Il paziente tipo più comune che troviamo spesso in pronto soccorso è il paziente anziano, caduto o che si presenta con uno strappo, un ematoma, o altri motivi di dolore come l’infiammazione di un’articolazione. Molti di questi pazienti fanno uso di farmaci; il più comune adesso è diventato l’acido acetilsalicilico a basso dosaggio. Questo farmaco viene usato in prevenzione secondaria in tutti quei pazienti che hanno avuto una cardiopatia ischemica, sono stati sottoposti ad angioplastica e hanno messo uno stent, o nei pazienti che hanno avuto un’ischemia cerebrale. In questi pazienti, soprattutto perché adesso è enfatizzata l’importanza di tornare il prima possibile alla normale attività quotidiana facendo riabilitazione, il farmaco antiaggregante, l’acido acetilsalicilico a basso dosaggio, quello che comunemente viene detto aspirinetta o cardioaspirina, è un farmaco che rientra tra i salvavita e non va mai sospeso, tranne in alcuni casi particolari. Qual è il problema? Che la maggior parte degli antiinfiammatori non steroidei usati (FANS) normalmente nella terapia del dolore acuto, dell’infiammazione, vanno a competere con questa cardioaspirina, cioè vanno a legarsi alla stessa proteina delle piastrine a cui si lega la cardioaspirina. Questo porta che chi prende un farmaco antiinfiammatorio non steroideo, magari non correttamente nel dosaggio, per la durata, come automedicazione, si può trovare in un lasso di tempo in cui è scoperto dall’attività della cardio aspirina. Questo perché il FANS, legandosi al posto della cardioaspirina, ne inibisce l’azione, facendo in modo che l’azione della cardioaspirina non si esplichi alla sua massima potenza.