Qual è la ragione per utilizzare i FANS nella terapia del dolore?
Cosa li rende particolarmente efficaci? Sono sempre la scelta migliore? Quali sono i tempi di utilizzo consigliati? Approfondisce la questione Gabriele Finco, Professore Ordinario di Anestesia Rianimazione presso l’Università di Cagliari.
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I FANS, i farmaci antiinfiammatori non steroidei, rappresentano una categoria di farmaci che per il paziente – e per il medico che li prescrive – sono utilissimi in molti tipi di dolore, perché sono gli unici farmaci che abbiamo a disposizione, insieme agli anestetici locali, che agiscono sul meccanismo del dolore, cioè sulla causa che genera il dolore. Quindi, se ci troviamo di fronte a un paziente con dolore da mal di schiena, da artrite o da artrosi, oppure post-operatorio, sappiamo che la componente infiammatoria è importante.
In questa tipologia di dolore i FANS agiscono bloccando le sostanze che procurano il dolore, i cosiddetti mediatori chimici, ovvero le prostaglandine.
Bisogna somministrarli per un tempo limitato, non superiore ai 14 giorni, ma in questo periodo si dovrebbero sempre utilizzare, perché sono gli unici a eliminare il meccanismo alla base del dolore.
Il dolore cronico rappresenta una problematica molto difficile da affrontare, perché dura tutta la vita, e attualmente non ci sono farmaci in grado di eliminarlo per sempre. È dunque difficile da trattare, e parlarne è importante, perché significa distribuire a tutti – ai pazienti, ma soprattutto ai medici – delle nozioni che permettono di affrontare diverse tipologie di dolore, perché ogni dolore ha una storia a sé. Oggi infatti non si parla più di “sintomo di dolore”, ma di “sindrome di dolore”. Un paziente con l’Herpes Zoster, ad esempio, ha una sindrome di dolore che si chiama nevralgia post-erpetica; chi soffre di mal di schiena, ha invece una sindrome di “Low Back Pain”, e sappiamo che in questi casi viene coinvolta fisiologicamente una serie di strutture che portano alla sintesi di sostanze che determinano l’auto-mantenimento del dolore.