Il “mal di schiena” è una sintomatologia dolorosa che coinvolge il rachide, è molto diffuso e allo stesso tempo è spesso trascurato e sottovalutato. In Italia, coinvolge oltre 15 milioni di persone: è la prima causa di assenteismo dal lavoro (seguita dal mal di testa) e la seconda di invalidità permanente.
8 persone su 10, almeno una volta nella loro vita, ne hanno subito le conseguenze ma, fortunatamente, la maggior parte di coloro che ne sono colpiti supera il problema entro 15 giorni o 1 mese. Eppure, solo la metà circa delle persone che ne soffrono si rivolge a un medico.
Il mal di schiena si presenta come una manifestazione dolorosa più o meno intensa e continua, localizzata in differenti parti del corpo:

  • Cervicalgia: dolore al rachide cervicale.
  • Dorsalgia: dolore nella regione toracica.
  • Lombalgia: dolore nella regione lombare.
  • Lombo-sciatalgia: dolore che coinvolge anche il nervo sciatico (il dolore si manifesta anche sui glutei e sulla faccia posteriore dell’ arto inferiore.
  • Lombo-cruralgia: dolore che coinvolge anche il nervo femorale (il dolore si manifesta nella faccia anteriore dell’ arto inferiore.

LE CAUSE DEL MAL DI SCHIENA

Le cause del mal di schiena sono numerose ma possono essere divise in 3 categorie:
  • Degenerative: coinvolgono le strutture ossee (artrosi, ernia del disco, scoliosi, ecc.).
  • Traumatiche: traumi ossei o muscolari (es. movimenti errati).
  • Psicologiche: disturbo non fisico ma psicologico, causato da stress.
Altre volte, il mal di schiena può essere completamente slegato da affezioni del rachide, ma derivare da malattie dell’apparato gastrointestinale o del cavo orale (come la “calcolosi renale” o il “reflusso gastroesofageo”) o, ancora, da problemi a carico della mandibola o dei denti (per via di una cattiva masticazione o occlusione) o, in casi rarissimi da patologie vascolari (aneurisma dell’aorta).
È bene evitare di preoccuparsi e di sottoporsi a inutili trattamenti o analisi. In questi casi, è preferibile rivolgersi al medico, che valuterà come agire, dopo una visita più approfondita.

MANIFESTAZIONI DOLOROSE DEL MAL DI SCHIENA

Cervicalgia La cervicalgia, comunemente chiamata disturbo “cervicale”, può presentarsi come un dolore improvviso e molto forte in una specifica zona della nuca o del collo tale da impedire di voltare la testa verso destra o sinistra.
Nelle forme più violente, è accompagnato da nausea oppure, più raramente, da vertigine, ronzio. Nella forma cronica, può portare a mal di testa invalidanti. Quando è ad insorgenza lenta, invece, il dolore al collo è penetrante, provocando sofferenza nel guardare, ad esempio, in alto o indietro. Alcune volte, ogni movimento del collo risulta fastidioso e il dolore può scomparire e ricomparire a brevi intervalli oppure riacutizzarsi improvvisamente, dopo un periodo di interruzione.
I motivi principali per cui si può soffrire di cervicalgia sono la sedentarietà e la postura assunta nelle ore di studio o lavoro (in particolare per chi siede alla scrivania, guida per molte ore al giorno o lavora al computer).

Lombalgia La lombalgia è il tipo di mal di schiena più frequente, sia in forma acuta che cronica: quasi il 90% dei casi di mal di schiena si verificano a carico della zona lombare. Le cause che la provocano possono essere diverse, tra le quali emergono il sollevamento di pesi da terra, assumere posizioni inadeguate, stress e altri fattori psicologici (ansia, ecc). Il tipo di dolore si classifica come acuto, se dura meno di 7 giorni, subacuto, se dura tra 7 giorni e 7 settimane, o cronico, se supera le 7 settimane.
Quando la sintomatologia coinvolge il nervo sciatico si parla di lombosciatalgia, se invece è coinvolto il nervo femorale si parla di lombocruralgia.
Se non si tratta di episodi isolati ma diventa un dolore cronico, la causa va in genere ricercata in una postura errata: stare in posizione eretta o seduti alla guida per troppo tempo, ad esempio, sono casi tipici di comportamenti che possono dar luogo a lombalgia cronica.

Colpo della strega Dopo uno sforzo particolarmente intenso o un colpo di freddo si può restare completamente bloccati con la schiena. Questo tipo di lombalgia, è comunemente definita “colpo della strega” , che provocano un dolore “a sbarra”, ossia trasversale nella parte lombare. Solitamente colpisce le persone tra i 30 ed i 40 anni.
La causa è l’irritazione delle terminazioni nervose lombari; i muscoli, a loro volta, rispondono con una contrazione, che rende inutile qualsiasi altro tentativo di movimento, per cui si resta bloccati. Il dolore che si percepisce è fortissimo, come uno strappo o una sensazione di bruciore, tanto da rendere seriamente difficoltoso – quando non impossibile – il raggiungimento della posizione eretta.
Il colpo della strega è tipicamente un dolore acuto della durata di pochi giorni. Se dovesse ripetersi con una certa frequenza, è meglio rivolgersi ad uno specialista, perché potrebbe esserci qualche altro problema di maggiore sensibilità dei nervi spinali.

COME SI COMBATTE IL MAL DI SCHIENA

La prevenzione è il mezzo migliore per poter combattere il mal di schiena. Ciò presuppone un’attenzione quotidiana alla postura e agli atteggiamenti assunti, contrastando così il dolore causato da scorrette abitudini di vita.
È opportuno effettuare, con una certa costanza, esercizi fisici che possano rinforzare la muscolatura e migliorare o correggere i difetti posturali. Mantenere il proprio peso forma, la aiuta ad evitare sovraccarichi e sforzi inutili, quindi sgradevoli mal di schiena che potrebbero verificarsi.

Per impedire la comparsa di cervicalgie è indispensabile correggere la postura scorretta, evitando di rimanere in piedi, fermi nella stessa posizione, per molto tempo; se possibile, posare un piede su un appoggio, cambiando spesso il piede di sostegno.

Per contrastare le lombalgie e il “colpo della strega” è consigliabile evitare alcuni movimenti “rischiosi”: per esempio, non caricare le buste della spesa soltanto su di un braccio, ma bilanciare il peso su tutti e due i lati del corpo. Non sollevare pesi da terra incurvandosi con la schiena: i pesi vanno alzati flettendo le ginocchia e non piegando la schiena.

Gli studi più recenti dimostrano che, contrariamente a quanto si è sempre ritenuto, il miglioramento è più rapido se, compatibilmente con l’intensità del dolore, si mantengono le normali attività, evitando di mettersi a letto. È, comunque, consigliabile ridurlo al minimo (2-3 giorni), quando non se ne può fare a meno. L’immobilità è, infatti, controproducente per la struttura muscolare.
È consigliabile, inoltre, praticare sempre e comunque con continuità un’attività fisica di gradimento, che possa essere svolta senza particolari difficoltà e che non provochi fastidi e/o dolori, per garantire una pratica motoria costante e regolare nel tempo.